XI Istituto Comprensivo Paino Messina Libera contro le mafie
XI Istituto Comprensivo Paino · Messina
Abbraccia l'avvocato

Nino
D'Uva

1 gennaio 1925  ·  6 maggio 1986
6 Maggio 2026
XI Istituto Comprensivo Paino · Messina

Il 6 maggio 2026, a quarant'anni esatti dall'assassinio, la nostra scuola ricorda l'avvocato Nino D'Uva — penalista messinese, uomo di cultura e di coraggio, ucciso dalla mafia il 6 maggio 1986.

Introduzione
— Presidio di Messina "Nino e Ida Agostino" · Libera contro le mafie —

«La scuola come bene comune, presidio del territorio»

Dalla consapevolezza del tempo complesso in cui viviamo, in cui il futuro può sembrare incerto e a tratti minaccioso, soprattutto per le bambine e i bambini, per le ragazze e i ragazzi, è nata l'esigenza di rimettere al centro del lavoro con le scuole il senso civico e i legami sociali, ripensando la scuola non solo come luogo di apprendimento, ma come un vero bene comune, uno spazio vivo e condiviso.

La scuola, infatti, può essere ed è, spesso, molto più di un edificio o di un'istituzione: è un presidio fondamentale per il territorio, soprattutto in quei contesti in cui la presenza della criminalità organizzata rischia di influenzare il modo di pensare, i comportamenti e le opportunità di vita. In questi luoghi, il ruolo della scuola diventa ancora più importante, perché può aprire possibilità, generare consapevolezza, offrire alternative.

È con questo sguardo che abbiamo costruito, insieme alle docenti dell'IC Paino Gravitelli, un percorso di riflessione e sperimentazione sulle cosiddette «pedagogie mafiose». Un'espressione che può sembrare forte, ma che ci aiuta a riconoscere quanto certi modelli culturali, certi atteggiamenti e sistemi di valori possano radicarsi nella quotidianità, spesso in modo silenzioso, influenzando tanto i più e le più giovani quanto gli adulti.

Il laboratorio è stato, prima di tutto, uno spazio di confronto. Ci siamo interrogati su cosa significhi educare alla pace e al bene comune e su come le mafie riescano, anche senza farsi vedere, a incidere sull'immaginario e sulle scelte delle persone. Da qui siamo passati a sperimentare insieme il metodo della narrazione civile, lavorando a partire dalla storia di una vittima innocente delle mafie del nostro territorio, quella dell'Avvocato Nino D'Uva. Raccontare, leggere e approfondire questa storia non è stato solo un esercizio didattico, ma un modo per entrare in relazione con la memoria, per trasformarla in conoscenza viva e in responsabilità.

Le docenti hanno poi portato questo metodo nelle loro classi, adattandolo e adeguandolo ai bisogni e alla sensibilità dei ragazzi e delle ragazze. È stato un passaggio importante: il laboratorio si è aperto, è diventato esperienza condivisa, si è intrecciato con le voci e gli sguardi di studenti e studentesse.

Tutto questo è nato dalla volontà di costruire insieme un percorso significativo che ci accompagnasse in modo consapevole a questo 40° anniversario dell'assassinio dell'avvocato Nino D'Uva, attraverso la conoscenza della nostra città, del contesto storico, di come si viveva quegli anni.

Il sito nasce proprio da questo percorso. È il risultato di un lavoro collettivo, fatto di parole, pensieri e narrazioni che provano a guardare la realtà con occhi più consapevoli, immaginando, passo dopo passo, un futuro diverso.

— Tiziana Tracuzzi e Salvatore Rizzo
Presidio di Messina "Nino e Ida Agostino" · Libera contro le mafie

Leggi la storia di Nino D'Uva su Vivi Libera →

«Sono pagine che non chiedono solo di essere lette […] ma di essere vissute. Portatele dunque con voi, apritele a caso e lasciate che quelle vite vi scavino dentro, vi diano forza e motivazione, vi riconducano all'impegno più determinati e consapevoli»

— don Luigi Ciotti

«Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere»

— José Saramago

Guarda il video

Le voci del percorso

— a cura della classe 2ª A —

«Il libro della Costituzione resti aperto»

Una breve introduzione alla figura dell'avvocato Nino D'Uva, alla Costituzione e agli articoli che ne hanno guidato la storia: l'uguaglianza, il diritto alla difesa, il giusto processo.

— durata 0:57 · realizzato dagli alunni della 2ª A —
Il personaggio

Un uomo con la schiena dritta

Avv. Nino D'Uva
Nino D'Uva
Avvocato penalista · Vittima di mafia · Messina

Nato a Livorno il 1° gennaio 1925 da genitori siciliani, si trasferì a Messina all'età di dieci anni. Si laureò in Giurisprudenza a soli 21 anni con il massimo dei voti e la lode.

Divenne uno dei penalisti più stimati della città dello Stretto: rigore professionale, preparazione riconosciuta da tutti, e una vita intrecciata con le arti — la pittura, il teatro, la musica, la letteratura. Era membro del Consiglio direttivo della Filarmonica Laudamo di Messina.

Fu riconosciuto vittima di mafia dalla Regione Siciliana e inserito nell'elenco di Libera. A lui sono intitolate una strada nel quartiere Santo Bordonaro e l'aula degli avvocati nel Tribunale di Sorveglianza di Messina.

«L'esempio virtuoso di un uomo probo è intollerabile per la mafia.»

— Michele Prestipino, magistrato
Il contesto storico

Messina, 1986: il maxiprocesso alla mafia

Nell'immaginario comune Messina veniva chiamata "provincia babba" — come se la mafia non esistesse tra le due sponde dello Stretto. Era una bugia. A metà degli anni Ottanta la città era dominata da clan potenti, alleati con la camorra e la 'ndrangheta.

Il 14 aprile 1986 si aprì nell'aula bunker del carcere di Gazzi il primo maxiprocesso alla mafia messinese: 283 imputati, appartenenti ai clan Costa, Cariolo, Ingemi e Milone. Un processo esplosivo, in un clima di urla, minacce e intimidazioni sistematiche.

Nino D'Uva difendeva 13 imputati. Era il simbolo di quella toga che poteva fare la differenza. I boss lo giudicavano però "troppo morbido" — volevano avvocati che facessero da scudo, non professionisti indipendenti.

«La sentenza di morte fu scritta con una scarpa: dalle gabbie del maxiprocesso il boss Gaetano Costa la lanciò verso gli avvocati, colpendo D'Uva. Era il segnale che il killer, mimetizzato tra il pubblico, attendeva.»

Ricostruzione dai verbali e dalla cronaca giudiziaria

Pochi giorni dopo, il 6 maggio 1986 alle ore 19, qualcuno bussò alla porta dello studio al terzo piano di Palazzo D'Alcontres, in via San Giacomo. Nino D'Uva aprì. Era solo. Stava per fare una telefonata. Non fece in tempo.

«La legge è il solo baluardo contro ogni forma di prepotenza.»

— Nino D'Uva

Cronologia

I fatti, anno per anno

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La voce della scuola
— manifesto pop a cura degli alunni · 6 maggio 2026 —

«La scuola è la nostra risposta»

Una rilettura pop del volto di Nino D'Uva: i colori squillanti, le nuvolette dei fumetti, le parole che diventano immagini. La legalità detta dai ragazzi — con la voce e con i segni che sono loro.

Manifesto pop dell'avv. Nino D'Uva creato dagli alunni: «La legge è uguale per tutti»
Manifesto realizzato dagli alunni dell'XI Istituto Comprensivo Paino · Plesso Annibale Maria di Francia, Messina · 06.05.2026
La colonna sonora di un'epoca
— a cura della classe 2ª B —

La musica degli anni '80: il mondo intorno a lui

Il 1986 era l'anno in cui l'Italia cantava, ballava, sognava davanti alla televisione. Nino D'Uva — che amava profondamente la musica — viveva immerso in quest'epoca. Leggere i testi di quelle canzoni ci aiuta a capire il contrasto stridente tra la leggerezza delle classifiche e la durezza di ciò che accadeva nelle aule dei maxiprocessi.

Medley · Anni '80
«La colonna sonora di un'epoca»
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🇮🇹 Le canzoni italiane

Eros RamazzottiSanremo 1986 · 1° posto
Adesso tu
«Adesso tu non hai voglia di stare qui con me
che sono ancora sveglio, adesso tu
non riesci a capire il perché di questo mio non dormire…»Eros Ramazzotti, 1986

Vinse Sanremo 1986. Un giovane Ramazzotti — 22 anni — incarnava il sogno di una generazione che cercava normalità.

Lucio Dalla1986 · capolavoro senza tempo
Caruso
«Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto…»Lucio Dalla, 1986

Una delle canzoni italiane più belle di sempre. Racconta di un uomo che non si arrende, che ama la vita fino all'ultimo respiro.

Vasco Rossi1983 · inno degli anni '80
Vita spericolata
«Voglio una vita spericolata
voglio una vita come quelle dei film
voglio una vita esagerata
voglio una vita come Steve McQueen…»Vasco Rossi, 1983

L'inno della generazione degli anni '80. L'inno di una generazione che voleva vivere senza compromessi — un desiderio di autenticità che attraversò tutti gli strati della società italiana.

Gianna Nannini1984 · voce ribelle
Fotoromanza
«Non è una colpa se mi trovo qui
non è una colpa se ho paura di te
non è una colpa se mi perdo così…»Gianna Nannini, 1984

La voce più graffiante degli anni '80 italiani. Versi che raccontano l'inquietudine di una generazione che cercava la propria strada senza scuse e senza rimpianti.

Franco Battiato1981 · voce siciliana
Centro di gravità permanente
«Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea
sulle cose, sulla gente…»Franco Battiato, 1981

Battiato, nato a Riposto in provincia di Catania, era la voce intellettuale della Sicilia. Questo brano — diventato il simbolo di un'epoca — parla del bisogno di mantenere saldi i propri principi in un mondo che cambia troppo in fretta.

🌍 Le canzoni internazionali

Madonna🇺🇸 USA · n.1 mondiale 1986
Papa Don't Preach
«Papa don't preach, I'm in trouble deep
Papa don't preach, I've been losing sleep
But I made up my mind, I'm keeping my baby…»Madonna, 1986

Il singolo più venduto del 1986. Madonna cantava di una ragazza che sceglie di non piegarsi alle aspettative degli altri — un tema che attraversa ogni epoca.

David Bowie🇬🇧 UK · 1977 · inno degli anni '80
Heroes
«I, I will be king
And you, you will be my queen
Though nothing will drive them away
We can be heroes, just for one day…»David Bowie, 1977

Scritta a Berlino Ovest con il Muro alle spalle, Heroes divenne nel corso degli anni '80 un inno universale alla resistenza e alla dignità umana. «Possiamo essere eroi, anche solo per un giorno» — una delle frasi più potenti di quel decennio.

Whitney Houston🇺🇸 USA · 1985/1986
Greatest Love of All
«I believe the children are our future
Teach them well and let them lead the way
Show them all the beauty they possess inside…»Whitney Houston, 1985

Un inno all'educazione e alla dignità umana. «Insegnate loro bene» — tre parole semplici che parlano del valore della scuola e della trasmissione culturale tra generazioni.

Lionel Richie🇺🇸 USA · n.1 mondiale 1986
Say You, Say Me
«Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be…»Lionel Richie, 1985/1986

Vinse l'Oscar come miglior canzone originale nel 1986. Una ballata dolcissima che dominò le classifiche mondiali — la colonna sonora romantica di un anno segnato da grandi contrasti.

Simple Minds🇬🇧 UK · 1985/1986
Don't You (Forget About Me)
«Don't you forget about me
Don't, don't, don't, don't
Don't you forget about me…»Simple Minds, 1985

«Non dimenticarti di me» — uno dei brani più iconici degli anni '80, eternato dalla colonna sonora di Breakfast Club. Un appello universale alla memoria.

Ivana Spagna🇮🇹 / 🌍 Italo disco · 1986
Easy Lady
«Easy lady, won't you come with me
Easy lady, set your feelings free…»Ivana Spagna, 1986

Un fenomeno dell'Italo disco che conquistò le classifiche europee. La musica da discoteca era onnipresente nell'Italia degli anni '80: un Paese che ballava frenetico, sospeso tra leggerezza e desiderio di evasione.

Le voci della letteratura
— a cura della classe 2ª A —

Gli scrittori siciliani degli anni '80

Negli anni in cui la mafia stringeva la sua morsa sull'isola, la Sicilia produceva alcune delle voci letterarie più potenti del Novecento italiano. Scrittori e poeti siciliani interrogavano la coscienza del Paese: la memoria, il potere, il silenzio, la bellezza perduta. Leggere le loro opere oggi è anche un modo per capire il mondo culturale di un'epoca complessa e contraddittoria.

✒️ Narratori degli anni '80

Gesualdo Bufalino Comiso, 1920–1996 · narratore
Diceria dell'untore · Museo d'ombre
«La Sicilia è un'isola che si porta dentro come una malattia: non si guarisce mai del tutto.»Gesualdo Bufalino

Scrittore tardivo e raffinatissimo, Bufalino esordì nel 1981 con Diceria dell'untore, vincendo il Premio Campiello. Nei suoi romanzi Sicilia e morte si intrecciano in una prosa barocca e musicale, densa di memorie e malinconia. Negli anni '80 pubblicò anche Museo d'ombre (1982) e Cere perse (1985): voce unica nel panorama letterario italiano.

Leonardo Sciascia Racalmuto, 1921–1989 · narratore e saggista
Il giorno della civetta · Todo modo · Porte aperte
«In Sicilia la mafia è un'ideologia: non si combatte con la polizia, ma con la coscienza.»Leonardo Sciascia

Il più lucido analista del potere mafioso. Negli anni '80 pubblicò Porte aperte (1987), ambientato in un'aula di tribunale palermitana degli anni Trenta: un giudice si oppone alla pena di morte con stoica integrità. Sciascia non si limitava a raccontare: denunciava, scomodo a tutti.

Andrea Camilleri Porto Empedocle, 1925–2019 · narratore
Il corso delle cose · Un filo di fumo
«La Sicilia è una terra che non perdona chi non la capisce, e non dimentica chi la tradisce.»Andrea Camilleri

Negli anni '80 Camilleri era ancora lontano dalla fama del commissario Montalbano, ma stava costruendo le fondamenta della sua voce narrativa. Pubblicò Il corso delle cose (1978, ripubblicato 1980) e Un filo di fumo (1980), primi mattoni di quel mondo fatto di lingua siciliana mescolata all'italiano che avrebbe poi conquistato milioni di lettori.

Vincenzo Consolo Sant'Agata di Militello, 1933–2012 · narratore
Il sorriso dell'ignoto marinaio · Retablo
«La parola è l'unica forma di resistenza che ci rimane contro la violenza della storia.»Vincenzo Consolo

Consolo portò in letteratura la Sicilia come luogo di memoria e dolore storico. Il suo Il sorriso dell'ignoto marinaio (1976) fu rilanciato nei primi anni '80 come manifesto della narrativa siciliana impegnata. Retablo (1987) confermò la sua voce inconfondibile: una prosa alta, arcaizzante, che usava la bellezza della lingua come atto di resistenza contro ogni sopraffazione.

Giuseppe Bonaviri Mineo, 1924–2009 · narratore e poeta
Il sarto della stradalunga · Notti sull'altura
«C'è nella Sicilia una luce che non è di questo mondo: viene da dentro la terra, da qualcosa di antico e di vivo.»Giuseppe Bonaviri

Medico e scrittore, Bonaviri costruì una Sicilia mitica e onirica, lontanissima dal realismo sociale eppure profondamente radicata nel paesaggio dell'isola. Negli anni '80 continuò a pubblicare romanzi e poesie di straordinaria qualità, apprezzati dalla critica europea. Una voce appartata e preziosa, spesso trascurata dai grandi circuiti editoriali.

Sebastiano Addamo Adrano, 1925–1995 · narratore e saggista
Il mio nome a Casablanca · Non si fa mai giorno
«Vivere in Sicilia significa fare i conti ogni giorno con la bellezza e con l'ingiustizia: non si può restare neutrali.»Sebastiano Addamo

Addamo fu uno dei narratori siciliani più apprezzati della sua generazione, capace di coniugare rigore intellettuale e invenzione narrativa. I suoi romanzi esplorano l'identità siciliana attraverso personaggi in bilico tra memoria e presente, tra radicamento e desiderio di fuga. La sua opera, pubblicata tra gli anni '70 e '90, resta un riferimento per chi voglia capire la Sicilia letteraria del Novecento.

✒️ Poeti e saggisti degli anni '80

Ignazio Buttitta Bagheria, 1899–1997 · poeta in lingua siciliana
Io faccio il poeta · La peddi nova
«Un populu / mittitilu a catina / spugghiatilu / abbruciatici la casa / è poviru e miserabbili / ma datici 'na lingua / ca persi / è persu pi sempri.»Ignazio Buttitta — da Io faccio il poeta

Il più grande poeta in lingua siciliana del Novecento. Buttitta usò il dialetto come atto politico e identitario: la lingua dei poveri, dei contadini, di chi non ha voce. Negli anni '80, ormai ultra-ottantenne, era ancora una presenza viva e combattiva nella cultura siciliana. La sua poesia fu messa in musica da Fausto Amodei e diffusa in tutta Italia.

Dacia Maraini Fiesole, 1936 · scrittrice · origini siciliane
La lunga vita di Marianna Ucrìa · Donna in guerra
«Il silenzio è la prima forma di violenza che si esercita su chi non ha potere.»Dacia Maraini

Figlia di un etnologo siciliano e scrittrice tra le più impegnate d'Italia, Maraini portò nella narrativa degli anni '80 il punto di vista femminile sulla Sicilia. La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990, ma elaborato nel decennio precedente) racconta di una nobildonna siciliana del Settecento che trova nella scrittura la sua unica libertà — metafora potente per ogni forma di resistenza silenziosa.

Francesco Adorno Palermo, 1921–2010 · filosofo e saggista
Introduzione a Platone · storia della filosofia italiana
«La filosofia non è un privilegio: è lo strumento con cui ogni uomo può difendersi dall'ingiustizia e dall'arbitrio.»Francesco Adorno

Filosofo e storico del pensiero, Adorno portò la Sicilia — e Palermo in particolare — nel cuore degli studi classici italiani. La sua opera monumentale sulla storia della filosofia antica fu un riferimento per generazioni di studenti. Negli anni '80 era uno degli intellettuali siciliani più autorevoli, capace di coniugare rigore scientifico e impegno civile.

Umberto Eco Alessandria, 1932–2016 · semiologo e narratore · voce dell'Italia degli anni '80
Il nome della rosa · Il pendolo di Foucault
«I libri non sono fatti per essere creduti, ma per essere esaminati. Di fronte a un libro non bisogna chiedersi cosa dica, ma cosa voglia dire.»Umberto Eco — Il nome della rosa, 1980

Eco non è siciliano d'origine, ma la sua influenza sulla cultura italiana degli anni '80 fu straordinaria e inevitabile. Il nome della rosa (1980) divenne il romanzo più letto del decennio, traducendo in forma narrativa le sue teorie semiotiche sull'interpretazione e la verità — un libro che, anche oggi, fa riflettere sul rapporto tra potere, segni e menzogna.

Negli anni Ottanta a Messina si cantava, si leggeva, si lottava.
La cultura era già una scelta di campo.

— Voci di un'epoca

Il mondo nel 1986
— a cura della classe 3ª B —

L'anno in cui Nino D'Uva fu ucciso

Il 1986 non fu solo l'anno del maxiprocesso di Messina. Fu un anno che segnò la storia dell'umanità su più fronti. Ecco cosa accadeva nel mondo mentre Nino D'Uva difendeva i suoi clienti — e pagava con la vita il prezzo della propria integrità.

🌍 Nel mondo

28 gennaio 1986
Il disastro dello Space Shuttle Challenger

A 73 secondi dal lancio, lo shuttle Challenger esplose sopra l'Oceano Atlantico. Morirono i 7 astronauti a bordo, tra cui Christa McAuliffe, la prima insegnante nello spazio. Fu il primo grande trauma collettivo dell'era televisiva.

26 aprile 1986
Il disastro di Chernobyl

Il reattore n. 4 della centrale nucleare sovietica esplose. Fu la più grave catastrofe nucleare della storia. La nube radioattiva attraversò tutta l'Europa. L'URSS tentò di nascondere l'accaduto per giorni.

Giugno 1986
Mondiali Messico '86: la Mano de Dios

L'Argentina di Maradona vinse il Mondiale battendo in finale la Germania Ovest 3-2. Il 22 giugno, nei quarti contro l'Inghilterra, Maradona segnò la «Mano de Dios» e il «Gol del secolo». L'Italia uscì agli ottavi contro la Francia di Platini.

1986
La fine della Guerra Fredda si avvicina

Il vertice di Reykjavik tra Reagan e Gorbaciov — il primo incontro che avrebbe portato, tre anni dopo, alla caduta del Muro di Berlino. La glasnost sovietica iniziava a incrinare il sistema.

1986
L'era di MTV e la rivoluzione del video musicale

MTV era ormai il medium dominante per i giovani. «Sledgehammer» di Peter Gabriel vinse 9 MTV Awards. Era il mondo che scorreva sugli schermi mentre nelle aule bunker d'Italia si combatteva la guerra alla mafia.

15 aprile 1986
Il bombardamento di Tripoli

Gli Stati Uniti bombardarono la Libia di Gheddafi. La tensione internazionale era altissima. Il terrorismo era una delle grandi paure di quegli anni, insieme alla minaccia nucleare e alla criminalità organizzata.

🇮🇹 In Italia

1986
Il Maxiprocesso di Palermo

A Palermo era in corso il più grande processo alla mafia: 475 imputati, 19 ergastoli richiesti. I due maxiprocessi — Palermo e Messina — andavano avanti in parallelo. Falcone e Borsellino erano già nel mirino di Cosa Nostra.

Maggio 1986
L'allarme Chernobyl in Italia

Tra fine aprile e inizio maggio la nube radioattiva raggiunse il Nord Italia. L'Italia era in preda a un panico diffuso — mentre a Messina, in silenzio, si consumava l'assassinio di un avvocato.

Febbraio 1986
Sanremo 1986: vince Ramazzotti

Il Festival di Sanremo fu vinto da Eros Ramazzotti con «Adesso tu». Era l'Italia della leggerezza televisiva, del boom dei paninari. Un Paese che voleva dimenticare gli anni di piombo.

1986
L'Italia dei paninari e del boom dei consumi

Gli anni '80 erano l'era del benessere ritrovato: Moncler, Ray-Ban, motorini. Era un'Italia che credeva nel futuro — mentre al Sud, in silenzio, la mafia continuava a costruire il proprio.

Messina, in quegli anni
— a cura della classe 3ª C —

La città in fotografia

Le immagini raccolte raccontano la Messina degli anni Ottanta: i luoghi che D'Uva attraversava ogni giorno, i volti, le strade, le tracce di una stagione che ha segnato la nostra storia.

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Piazza Duomo, Messina
Piazza Duomo di notte
Il cuore monumentale della città illuminato: il Duomo, il campanile con l'orologio astronomico più grande del mondo, la fontana di Orione del Montorsoli. Un'immagine cartolina della Messina degli anni Ottanta.
Chiesa dei Catalani, Messina
La Chiesa dei Catalani
Uno dei pochi monumenti scampati al terremoto del 1908: la Santissima Annunziata dei Catalani, gioiello di architettura arabo-normanna del XII secolo. Negli anni '80 era già il simbolo della Messina che resisteva al tempo.
Lungomare di Messina anni '80
Il lungomare e le auto in sosta
Il fronte mare gremito di automobili parcheggiate, lo Stretto sullo sfondo, la Calabria all'orizzonte. La Messina anni '80 era una città di traffico intenso, di vita che si svolgeva tra mare e strada.
Porto di Messina vista aerea
Il porto a falce dall'alto
Vista aerea del porto naturale di Messina, la cui forma a falce ha dato alla città il suo antico nome greco, Zancle. Le navi attraccate, le banchine, la città che si stringe intorno all'acqua dello Stretto.
Lungomare di Messina con traghetto
Il lungomare e l'imbarco dei traghetti
La via Garibaldi affollata di auto, il traghetto delle Ferrovie pronto a salpare, la collina di Messina sullo sfondo. Il porto era il cuore pulsante della vita cittadina, lo snodo che collegava la Sicilia al continente attraverso lo Stretto.
Litoranea di Messina
La litoranea
La fascia costiera nord, con i palazzi affacciati sul mare e le colline alle spalle. Negli anni '80 la città si espandeva verso la riviera, nei nuovi quartieri residenziali.
Passeggiata a mare di Messina
La passeggiata a mare
Il viale alberato della passeggiata a mare con le sue caratteristiche aiuole geometriche, le palme, le siepi modellate. Era il salotto della Messina anni '80, il luogo del passeggio della domenica, del vento dello Stretto, dell'incontro con i conoscenti.
Piazza della stazione, Messina
Piazza della Stazione
L'ingresso della città per chi arrivava in treno: la rotonda, le auto d'epoca, i palazzi del dopoguerra. Un punto di passaggio e di partenza per tante storie.
Madonnina del Porto e nave Edra delle Ferrovie dello Stato
«Vos et ipsam civitatem benedicimus»
La stele della Madonnina del Porto con la celebre scritta latina che benedice la città («Vi benediciamo, voi e la vostra città stessa»). In primo piano la nave Edra delle Ferrovie dello Stato che attraversa lo Stretto. Un'immagine che racchiude in un solo scatto l'identità marinara e devozionale di Messina.
Piazza con manifestazione motociclistica
Una manifestazione in piazza
La folla assiepata dietro le transenne assiste a una gara o a una dimostrazione motociclistica. Una scena di vita pubblica della Messina anni '80: lo spazio della piazza come luogo di incontro, di spettacolo, di comunità.
Viale San Martino, Messina anni '80
Viale San Martino
L'arteria principale del centro commerciale messinese: il grande edificio rosso con i portici, le vetrine, le auto in fila, l'andirivieni dei pedoni. Era — ed è ancora — il «salotto» dello shopping cittadino, dove la Messina degli anni '80 si dava appuntamento ogni pomeriggio.
Sciarpa Gioventù Giallorossa, tifosi ACR Messina
«Gioventù Giallorossa»
La sciarpa storica del gruppo ultras della curva dell'ACR Messina. I colori — giallo e rosso — erano l'identità più visibile della città allo stadio: una bandiera che teneva insieme generazioni e quartieri attorno alla squadra.
Coreografia tifosi ACR Messina
«Pianeta Messina» — la curva giallorossa
La coreografia della tifoseria dell'ACR Messina allo stadio Celeste: i colori giallorossi, lo striscione «Pianeta Messina». Il calcio negli anni '80 era passione popolare, identità collettiva, festa della domenica.
ACR Messina, stagione 1986-1987
L'ACR Messina, stagione 1986-1987
La rosa della squadra giallorossa nella stagione dell'omicidio D'Uva, con la maglia da trasferta bianca con dettagli gialli e rossi e lo sponsor Porte Imic. Il calcio era una delle poche cose che univa la città oltre le differenze sociali e politiche.
Salvatore Schillaci con la maglia dell'ACR Messina, 1987-88
Totò Schillaci in maglia giallorossa
Salvatore «Totò» Schillaci con la maglia dell'ACR Messina, sponsor Lamacina Cover, prima del calcio d'inizio. Dalla periferia di Palermo era approdato a Messina nel 1982: la città dello Stretto fu la sua rampa di lancio. Tre anni dopo l'omicidio D'Uva sarebbe stato il capocannoniere di Italia '90, eroe delle "notti magiche". Si è spento a Palermo il 18 settembre 2024.

«L'esempio virtuoso di un uomo probo è intollerabile per la mafia.»

— Michele Prestipino, magistrato

Voci dalla scuola

«Caro avvocato D'Uva...»

— a cura della Prof.ssa Roberta Busacca —

Il peso di un addio improvviso

Fui la sua prima confidente, ogni mattina, ben prima che i suoi assistiti iniziassero a bussare alla porta del suo studio. Riconoscevo il suono dei suoi passi; il modo in cui afferrava la maniglia della porta e quel suo saluto, rituale e consueto: «Eccomi, oggi avremo tanto da lavorare».

In quegli anni, io e lui siamo stati un unico corpo. Custodisco ancora il ricordo del momento in cui mi scelse: fu l'attimo in cui le nostre storie smisero di essere separate, consapevole che da lì a poco, avrei occupato un posto solenne.

Mi sistemò dietro la sua enorme scrivania, in un luogo che sapeva di intimo e allo stesso tempo formale.

Mi bastò un attimo per comprendere che non sarei stata la compagna di un lavoro ordinario: in quel mio abbraccio di cuoio e legno, lui avrebbe dispiegato la potenza della sua mente. Il luogo in cui ogni sua idea avrebbe trovato il peso e la sostanza per cambiare le cose.

Sono rimasta fedele, immobile, lì per anni, immersa nell'aroma dei libri e delle carte; un odore che mi è entrato dentro fino a diventare la mia stessa essenza.

Come ogni mattina poggiava la borsa di cuoio sulla scrivania e si lasciava cadere su di me. Io rispondevo con un crepitio, un saluto che conoscevamo solo noi. Si accendeva una sigaretta. Il fumo sopra di noi equivaleva ad una nuvola di pensieri pesanti.

Nino non leggeva soltanto; lui combatteva con le carte. Mi faceva andare avanti indietro in armonia con il ritmo dei suoi pensieri; cercava codici, annotava sentenze. Vi erano giorni in cui i silenzi diventavano assordanti. Restavamo immobili, fissando la finestra. Io sentivo il suo cuore battere più forte contro di me.

Cominciavo a capire che stavo diventando la custode della maggior parte dei suoi segreti e delle sue riflessioni giuridiche. I suoi pensieri, quelli intimi, non me li aveva mai nascosti.

Con lui ho imparato la differenza tra un'opera e un'operetta. Ho imparato ad amare le più grandi arie della lirica e capire, attraverso il suo umore, se quella che stava per terminare sarebbe stata una giornata da musica da camera o no.

Sentivo, attraverso il trascorrere dei mesi, che in quello studio, stava prendendo forma qualcosa di straordinario. Eppure, venivo spesso colta da un'inquietudine sottile, un'ansia che mi faceva vacillare le robuste ruote; era il presagio che quella roccaforte di bellezza e giustizia che lui stava edificando, prima o poi, si sarebbe dovuta scontrare con qualcosa di terribile.

Ogni giorno mi facevo carico del suo peso, non solo quello fisico. Erano i suoi pensieri a gravare su di me con una forza smisurata; me ne appropriavo, lasciando che affondassero nelle imbottiture del mio schienale fino a rendermi immobile in quella posizione per ore e ore. La sua era la mente di un uomo che non conosceva tregua: era un moto perpetuo di preoccupazioni e doveri, un groviglio di scadenze e responsabilità che io, silenziosamente, sostenevo insieme a lui.

Preoccupazioni che sparivano improvvisamente alla vista di Giuseppina, Gennaro e Mariuccia. Nino in quelle occasioni faceva assumere al mio schienale altre forme. Ma ciò che percepivo cambiare rapidamente erano le sue emozioni. Era come se non sorreggessi più nessun tipo di peso, fisico e non. Mi sentivo agile, quasi come se su di me poggiasse una piuma.

«Un uomo che ferma il tempo dinanzi agli affetti veri, è un uomo che può e deve cambiare la storia», pensavo tra me e me.

Ed era con la sua famiglia che lo sentivo riappropriarsi di quella gioia di vivere e di quella felicità appagante. Era un uomo, un padre e un marito che della giustizia ne aveva fatto un principio di vita, un uomo che profumava di cultura. Era capace di trasmettere con dolcezza e devozione ogni sapere ai suoi cari. Era l'affetto profondo di un padre intriso di senso di giustizia, cultura e tenerezza.

C'erano giorni in cui l'entusiasmo per le indagini e per i progetti che stavano prendendo vita — quel disegno destinato a cambiare il volto di Messina — diventava una morsa troppo stretta. Si fermava; capivo che stava per arrivare quel momento. Si sfilava gli occhiali con un gesto rituale e li lasciava cadere sulla scrivania. Quel suono secco era il segnale. Strizzava gli occhi, stanchi di troppa luce e troppe parole, e si abbandonava al mio schienale.

Mentre il giradischi diffondeva le sue note preferite, lui restava lì su di me, immobile. Chiudeva le palpebre non per dormire, ma per rimettere a posto ogni tassello della sua anima. I suoi pensieri dovevano accordarsi; la sua mente assumeva le forme di un direttore d'orchestra per dare alle sue idee quella coesione ritmica necessaria.

In quelle occasioni, rimetteva ordine nel mondo che aveva dentro e che lo attendeva fuori da quelle carte.

Il peso di Nino cambiò rapidamente con l'avvento del Maxiprocesso. In principio era entusiasta, quasi elettrizzato. Poi, col passare dei mesi, qualcosa cambiò; lo avvertivo più nervoso, si muoveva in modo insolito e non faceva altro che farmi vagare da una parte all'altra dello studio. Si lasciava cadere su di me, come se volesse liberarsi di qualcosa di pesante. Sapeva che io l'avrei avvolto, con me sarebbe stato al sicuro. Io gli rispondevo con quel suono dello schienale che comunicava familiarità e sicurezza.

Con lui ho fumato mille sigarette, ho studiato carte, ho annotato sentenze, imparando tutti i termini tecnici e giuridici. Ho sentito le voci dei clienti ed ho ascoltato le più disparate telefonate.

La sera del 6 maggio 1986, Nino era seduto su di me, leggermente inclinato. Con la mano destra teneva la cornetta, con la sinistra componeva un numero 712…

Lo studio era immerso nella luce calda del tramonto messinese.

Sentii lo scatto della porta. Non fu un rumore violento. Nino non si scompose; quando improvvisamente uno di quelli che credeva essere un cliente in cerca di salvezza in una frazione di secondo fece oscillare la mia base di metallo. Il silenzio della stanza vuota fu rotto da un suono sordo. Non erano i suoni consueti della sua città. Erano colpi che chiudevano un'epoca.

Mi fermai per sempre e lui con me. Rimasi immobile a sorreggere per l'ultima volta il peso del mio amico, senza saperlo ancora.

Da quel momento fu il caos. Edoarda, notando la porta del suo studio socchiusa, lo chiamò. Non udendo risposta, entrò.

Mille voci, uomini in divisa che non avevano il suo tocco gentile. Qualcuno mi urtò, mi fece ruotare su me stessa. Girai a vuoto, avvertendo quell'inquietudine palesarsi. L'aria attorno a me si riempì di un'atroce consapevolezza: il mio amico non si sarebbe seduto mai più.

Io rimasi lì, a sorreggere il corpo di Nino che scivolava lentamente di lato. Sentivo il calore andarsene dai suoi muscoli, sostituiti da una freddezza che mi raggelava. La cornetta del telefono continuava a dondolare come un pendolo impazzito, segnando il tempo di una giustizia che a Messina, quel giorno, aveva perso.

Oggi sono qui, ferma. La pelle è un po' più screpolata, l'odore del suo tabacco è svanito da tempo. Ma porto ancora la forma del suo corpo impressa nella mia imbottitura.

Ero stata la sedia di un giurista.
In un istante, senza che potessi spostarmi o gridare, diventai testimone di un'ingiustizia.

Prof.ssa Roberta Busacca

— a cura della classe 1ª C · presentazione "Memoria Viva" —

«Nino D'Uva — un eroe della legalità»

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Slide 1: Copertina — Un eroe della legalità
Copertina — Un eroe della legalità
Slide 2: Un uomo di principi — La toga come missione
Un uomo di principi — La toga come missione
Slide 3: Integrità e coraggio
Integrità e coraggio
Slide 4: Messina, anni '80 — Una voce libera
Messina, anni '80 — Una voce libera
Slide 5: Il giorno del sacrificio — 6 maggio 1986
Il giorno del sacrificio — 6 maggio 1986
Slide 6: Memoria viva
Memoria viva
Slide 7: Simboli di speranza
Simboli di speranza
Slide 8: Il nostro compito
Il nostro compito
Slide 9: «Un avvocato deve difendere…»
«Un avvocato deve difendere…»
Slide 10: Grazie
Grazie
Slide 11: Fonti delle immagini
Fonti delle immagini
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Caro avvocato D'Uva,

lei non sa chi siamo. Siamo ragazzi di prima media e viviamo in questa splendida città di Messina, di cui lei amava così tanto lo Stretto, il vento e il rumore del mare.

I nostri insegnanti ci educano al rispetto della legalità e ci hanno detto che lei per difenderla è stato ucciso in un tardo pomeriggio di maggio. La sua unica colpa era quella di difendere 13 persone in un importante processo, svolgendo un lavoro onesto ritenuto dai mafiosi un pericolo da eliminare.

Noi non riusciamo a capire come questo sia potuto accadere, ma lei ci ha lasciato in eredità un'importante domanda: come avremmo agito noi al suo posto? Avremmo avuto lo stesso coraggio di scegliere di stare dalla parte giusta?

Non lo sappiamo, l'unica certezza che abbiamo è che la nostra scuola lo ricorda a perenne memoria del suo encomiabile sacrificio che ci esorta ad imparare che la legalità non è una semplice parola ma una scelta che si fa ogni giorno in tutte le situazioni quotidiane in cui prevalgono l'egoismo e l'omertà.

Lei questa coraggiosa scelta l'ha fatta ogni mattina per tutta la vita.

Grazie, avvocato D'Uva.

La nostra canzone

«Legalità»

Legalità
Ascolta la canzone

C'è una strada dentro noi,
che ci guida passo a passo,
senza fretta, senza eroi,
ma scegliendo ogni passo.

È la voce che ti dice:
«non voltarti dall'altra parte»,
anche quando è più difficile
resta forte e fai la tua parte.

Legalità,
è libertà,
è quella forza
che cresce già.

Legalità,
scegliere sai,
la cosa giusta
anche se fa guai.

Non servono grandi parole,
né promesse dette al vento,
ogni gesto ha il suo valore
se è sincero fino in fondo.

È nel dire sempre «no»
a ciò che sembra più facile,
è nel credere però
che il rispetto è indispensabile.

Legalità,
è libertà,
è il nostro impegno
da ora in là.

Legalità,
vivere sai,
con mani pulite
e sogni veri ormai.

Legalità,
resta con noi,
è il nostro canto
più forte che puoi.

La canzone
— a cura della classe 1ª B —

«La Costituzione»

La Costituzione
Articolo 24 — la difesa è un diritto sacro
Ascolta la canzone
— interpretata e prodotta dagli alunni della 1ª B —

C'è un foglio che non dorme
sulla scrivania del tempo
parla chiaro, dice piano
che la legge è un fondamento.
Nella Carta c'è una porta
che si apre per chi è fermo
e l'avvocato sta lì accanto
con la voce del diritto.

Non sei solo nel silenzio
quando il nodo si fa stretto
c'è una mano sulla soglia
c'è un nome dentro il rispetto.

Articolo ventiquattro
la difesa è sacra qui
Articolo ventiquattro
l'avvocato parla sì.
Per ogni volto, per ogni storia
per chi cerca verità —
Articolo ventiquattro
nessuno resta fuori mai.

Tra le righe della Costituzione
c'è una giacca consumata
c'è chi ascolta senza fretta
la parola più pesata.
Non è un muro, non è un sigillo
è una voce che accompagna
porta in aula la promessa
che la dignità si guadagna.

Se il timore chiude il petto
la giustizia apre la via
e la forza più concreta
è sapere: c'è difesa, c'è legalità.

Articolo ventiquattro
la difesa è sacra qui
Articolo ventiquattro
l'avvocato parla sì.
Per ogni volto, per ogni storia
per chi cerca verità —
Articolo ventiquattro
nessuno resta fuori mai.

E quando cala il rumore
e la paura fa il suo giro
resta una firma, resta un metodo
resta il patto del respiro.
Che la legge non sia fredda
che nessuno venga spento
l'avvocato è quella soglia
tra il potere e il sentimento.

Articolo ventiquattro
la difesa è sacra qui
Articolo ventiquattro
l'avvocato parla sì.
Per ogni volto, per ogni storia
per chi cerca verità —
Articolo ventiquattro
nessuno resta fuori mai.

La poesia
— a cura della classe 1ª D —

«La strada giusta»

La strada giusta
per Nino D'Uva

C'è una strada che non vedi,
ma che senti sotto i piedi,
quando scegli di essere onesto,
e per te non è un pretesto.

C'è una voce che non urla,
parla piano dentro noi:
«Fai la cosa giusta, sempre,
anche se sei solo tra la gente.»

Noi scegliamo la strada giusta,
noi diciamo la verità,
noi teniamo gli occhi aperti,
questa è la legalità.

C'è chi ha detto «no» al buio,
chi ha acceso una luce forte,
anche quando aveva paura,
quando la notte si faceva più scura.

Il suo nome è una promessa,
un ricordo che cammina,
è il coraggio che ci guida,
come una mano vicina.

Noi scegliamo la strada giusta,
noi diciamo la verità,
noi costruiamo un mondo nuovo,
fatto di sincerità.

Non servono grandi gesti,
per cambiare il nostro mondo:
basta un passo fatto insieme,
basta dire «questo è sbagliato».
Basta aiutare chi è da solo,
basta non voltarsi mai.

Noi scegliamo la strada giusta,
noi non ci fermiamo mai,
perché il bene è come un seme:
crescerà se lo curerai.

— Classe 1ª D
Il senso di questa storia

Perché ricordare Nino D'Uva oggi

Non era un giudice. Non era un magistrato antimafia. Era un avvocato — uno che per mestiere difendeva anche i colpevoli, perché in uno Stato di diritto anche i colpevoli hanno diritto a una difesa giusta. Eppure fu ucciso proprio per questo: perché non si piegò, non recitò una parte, non fece finta di meno di quello che era.

La legalità è coraggio

Nino D'Uva non era un eroe da fumetto. Era un uomo che ogni giorno sceglieva di fare il proprio lavoro con onestà. Questo, per la mafia, era intollerabile.

La memoria protegge

Dimenticare le vittime di mafia significa lasciare che la mafia vinca. Ogni volta che diciamo il suo nome, sottraiamo terreno all'oblio e alla paura.

La bellezza è resistenza

Amava la musica, l'arte, la pittura, il teatro. La cultura non è ornamento: è il modo in cui gli esseri umani si oppongono alla violenza e alla barbarie.

Messina non è "babba"

La storia di D'Uva smonta un mito. La mafia c'era, uccideva, intimidiva. Riconoscerlo è il primo passo per costruire una città più consapevole.

XI Istituto Comprensivo Paino Messina Libera contro le mafie

«Non serve a nulla ricordare se poi non siamo disposti a cambiare, se la memoria non diventa responsabilità.»
— Don Luigi Ciotti